lucadecio:

Cavolo!! :(

Originally posted on IL GRILLOTALPA:

Manca il timbro della certezza ufficiale che arriverà nelle prossime ore, ma sarà molto difficile riuscire a rivedere Martin Castrogiovanni in campo nel Sei Nazioni. Il pilone azzurro, uscito alla emzzora circa del primo tempo di Italia-Inghilterra, si sarebbe fratturato una costola. Tempi lunghi di recupero quindi.
Che l’infortunio non fosse una sciocchezza lo si era intuito subito. E se Castro è costretto a mollare suo malgrado…
Forza Castro, ti aspettiamo tutti!

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A.C.A.B.

Ieri sera sono andato al cinema a vedere Acab con la mia fidanzata e un amico.
Non sono solito fare recensioni di opere e questo mio commento non deve essere preso come tale in quanto sono privo
degli strumenti culturali e professionali adatti alla questione; mi limito soltanto a dare una forma alquanto traballante
alle impressioni che il film ha esercitato su di me.
Prima di tutto bisogna approcciarsi ad esso con uno sguardo critico, profondo e non superficiale. Io affronto qualunque
opera in questa maniera, che sia un videogioco o un libro. Il creatore cerca sempre di portare un messaggio attraverso la sua
creazione, di qualunque genere essa sia.
Il messaggio, appunto, di questo film credo che sia  che l’uomo è composto anche da una parte nera (il nero
è il colore base del film, sia per il continuo richiamo al concetto di odio, sia per i vari riferimenti al fascismo). L’odio,
la sporcizia, la spazzatura, la rabbia sono come una malattia. Ti contagiano e ti portano a fare azioni che vanno contro quello che credi di essere.
Non traspare, almeno credo, un chiaro giudizio, una morale, e l’assenza di un messaggio esplicito è di per sè una dichiarazione di
attacco nei confronti della nostra società. Un popolo che se la prende con questi uomini, come loro, in divisa per atti che non decidono
loro ma che sono loro ad attuare. Vengono sommersi di sassi, travi, bombe carta, lacrimogeni. Non convidido ma non mi meraviglio che ogni tanto spacchino qualche ossa.
Sembra quasi che a forza di combattere i violenti per eccellenza, gli ultras (e qui mi verrebbe da iniziare una filippica sulla
fondamentale differenza fra il calcio e il rugby, ma non è questo il momento) e le altre figure criminali in generale, i protagonisti
di questo film abbiano perso la propria identità, siano impazziti. Divengono ciò che hanno sempre lottato. Sono confusi, persi,
in un mondo che li usa quando ne ha bisogno ma quando è loro il bisogno li lascia da soli. Non riesco ancora a capacitarmi di come
sia possibile che in Italia sia permesso che succedano porcate solamente per una partita di calcio. Del resto gli antichi dicevano
“panem et circensem”.
Qualcuno dirà che sarà esagerazione, che è solo un film. Quello che succede però quando gli ultras si arrabbiano non è un film.
Quella è realtà.
Il finale del film e il messaggio sono simili ma profondamente diversi da quelli del libro. Nel libro ( un libro di Bonini Carlo pubblicato da Einaudi nella collana Einaudi), che consiglio anche di piùdel film, traspare una chiara denuncia nei confronti di come sono state usate e di come vengono usate le forze di polizia.
Una denuncia nei confronti dei governi degli ultimi venti anni che per far contente le masse hanno lasciato che il fenomeno ultras dilagasse, hanno usato le forze dell’ordine per sedare le folle incazzate e hanno lasciato che cose come quelle successe al G8 accadessero. è il funzionario di stato a dichiarare la carica. è lo stato che al posto dei manganelli al g8 ha fornito loro dei tonfa (armi tradizionali cinesi, parecchio più pericolose di un manganello).
Non penso che la violenza dei poliziotti della celere sia giusta. Però posso capire.

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

Io non mi sento americano, ma per fortuna o purtroppo lo sono?

Scusatemi la citazione/sfregio del grande GG, ma esprime come mi sento.
Ascolto musica americana, leggo libri anche americani, per non parlare di come americano è il mio intrattenimento.
Le mie serie tv preferite sono americane.
Esiste allora una cultura americana? Se ci penso mi viene in mente una grande idra. Tante teste, tante influenze, ma un flebile corpo centrale.
Cosa ha in comune una serie televisiva come Dexter con i canali evangelici?
Attraverso lo studio della loro costituzione ho capito che è fondamentale la freedom of speech; nella mancanza di
argomenti tabù la creatività viene stimolata. E la grande mescolanza di culture tanto diverse genera senza dubbio
esperimenti e progetti innovativi.
Posso però affermare che una cultura di base comune a tutte le varie sottoculture americane è presente: quello che
gli hipster definiscono come “mainstream”. Mainstream è ciò che è conosciuto da tutti, il quotidiano, il “normale”.
è una cultura potente, energica, senza freni. Giovane. Cose riconosciute almeno a livello teorico e globale dalla cultura italiana,
come la barbarie della pena di morte(argomento a me caro, e su cui non smetto mai di riflettere), non sono ancora entrate pienamente
nel pensare americano. Se potessi azzardare un paragone penserei a un adolescente strafottente che con la sua mamma europa e il suo papà inglese
ci litiga spesso e volentieri.
Io non sono americano. Sono italiano. Senza dubbio influenzato dalla “cultura” (?) americana. Resto tuttavia un italiano.
Un italiano che pensa con la sua testa, conscio della storia su cui mi trovo a vivere, che pensa che oramai anche parlare di una
“cultura” sia un argomento al limite dell’utilità. Esiste ancora il concetto di cultura? O è diventato un grande calderone ribollente
in cui viene piazzato tutto, dalla religione alla filosofia; l’insieme di quelle cose che non si sanno definire?
In questo mondo globalizzato fra spread, hipster, e Starbucks stiamo perdendo la coscienza della nostra
splendida individualità, della nostra unicità. Mi rivolgo quindi al passato leggendo i discorsi dei padri fondatori
della mia nazione, le parole di Montanelli. Più Italiano di Cavour non mi viene in mente nessun altro.
Se vogliamo ricordarci chi siamo dobbiamo ogni tanto lasciar perdere tutte queste voci che ci dicono che siamo uno su sei miliardi,
e che dobbiamo pensare, essere, come gli altri. Dobbiamo ricordarci chi siamo, italiani. Italiani con una mente aperta, ma pur sempre
italiani.

UP UP UP!

E siamo al ventiquattro dicembre, con tre esami dati. In vacanza fino al sedici di gennaio.

Come vola il tempo; mi sembra ieri che ho fatto il test e mi sono ritrovato in questo corso. Dopo tre esami posso definirmi soddisfatto e sicuro della mia scelta. Sono fortunato.

E in tre mesi circa ne sono successe di cose. Sarà una mia impressione, ma pare che il mondo cambi molto velocemente. Non sempre sono pronto a questi scombussolamenti; sia personali, che mondiali. Ogni tanto vacillo, più che altro rimando quelle due sfide, avventure che prima o poi dovrò intraprendere.

Sono una persona che detesta i propositi dell’anno nuovo. Pochi “capodanno” mi sono piaciuti. Innanzitutto il tempo, secondo la mia opinione, è una dimensione prettamente umana. Essendo io essere umano, dovrei ritenerla importante. Nevvero me ne importa in modo relativo. Altrettanto vero è che non vivrò per sempre, che vivrò, vivo e ho vissuto per una determinata sezione di “tempo”; tuttavia non riesco a sentirla come qualcosa di fondante, anzi lo vivo e basta. Vivo il presente: la vita è un eterno presente. Il futuro esiste, ma non è nient’altro che il futuro di domani.

Oggi decido il mio presente di domani e mi comporto per avere sempre un presente più bello. E per rendere il presente il migliore possibile per chi mi sta vicino, per ora. Un giorno, se supererò i miei umani egoismi, per tutti.

Avendo provato a definire il tempo come lo intendo io, torno all’argomento del capodanno. Il tempo è ora. I buoni propositi di “capodanno” non servono a niente; se si vuole agire si deve agire ora.

Certe volte però l’agire è incerto, si ha paura dell’outcome, delle conseguenze delle proprie azioni. Su se stessi, sugli altri e sul proprio mondo. Io infrangerò una regola, una mia regola il 31 di quest’anno. Farò i miei due buoni propositi da attuare entro il 31 dell’anno 2012.

Perché ogni tanto ci sono dei propositi che è necessario definire buoni. E soprattutto è necessario attuare.

Nuotare, sognare

Una delle migliori sensazioni che si possono provare è quella di calarsi in una vasca di acqua calda dopo una bella sudata. Senti i muscoli (o meglio, quelli che presumi che siano muscoli) che dopo averti insultato per un oretta si rilassano.

E ti rilassi anche tu. Lasci andare tutto. Brutti pensieri, riflessioni, ragionamenti, tutto scorre via e lascia il posto a quel caldo avvolgente. Chiudi gli occhi e l’unica cosa che senti è il lento movimento dell’acqua che risponde al tuo respiro. Ti trovi in un altro luogo, in un’altra dimensione.

Divieni uno con l’acqua.

Fin dagli albori del pensiero umano gli elementi sono sempre stati riconosciuti come fattori importanti. Culture che difficilmente ebbero contatti stretti come quella greca e cinese trovarono nel tempo e in diverse correnti di pensiero l’origine della realtà nei quattro elementi: acqua, fuoco, terra e aria.

Anche nel linguaggio quotidiano, ora che ci penso, ci sono molti rimandi: forte come una roccia, l’aggettivo “focoso” e via dicendo.

L’elemento che più mi è congeniale è l’acqua. Si adatta a qualunque contenitore, ne prende la forma.

È pigra, quasi ferma se posta su di una superficie piana, se invece la superficie viene inclinata scivola giù. Cambia comportamento in base alle situazioni in cui viene posta. Gli altri elementi hanno un forte potere su di essa, la influenzano.

Il mare, sua manifestazione assoluta, mi ha sempre intrigato e in un certo qual senso inquietato. Una immensa distesa d’acqua, di cui non conosciamo ancora le profondità. Se penso al nuotare in un luogo di cui non vedo il fondo le paure primordiali mi assalgono, la fantasia, come quella di un bambino, corre ai mostri, ai kraken; ma anche alle meraviglie sommerse, ai relitti, a quei colori che anche nell’abisso dove la luce non riesce ad arrivare risplendono. A quella vita che esiste anche nelle profondità più recondite.

Un filosofo di fama mondiale, che di cognome faceva Nietzsche, disse non troppo tempo fa’:” Quando guardi a lungo nell’abissol’abisso ti guarda dentro”. E se io dicessi che l’abisso fa parte di me? Che sono anche l’abisso? Che anche i miei lati, che anche i lati più oscuri dell’umanità sono parte integrante di essa? Che forse sarebbe meglio conoscerlo, questo abisso, e capire come esso ci influenza anche se noi non ci guardiamo dentro?


Boom!

Esame esame. Mangiare. Correre. Dimagrire. Sabato. Uscire. Bere. Bere. Lamentarsi della politica. Lamentarsi. Doccia. Dormire. Studiare. Trova altre cose per zittire il senso di colpa. Leggi stupidaggini. Incazzati per quelle stupidaggini. Sentirsi fuori dal mondo. Svegliarsi. Urlare. Rimpiangere. Piangere. Pensare al futuro.

Basta. Data matematica finalmente farò quelle due cose che da mesi mi riprometto di fare. Continuo a posticiparle perché mi fanno paura. Paura di sbagliare, paura di non riuscire. Farò queste due cose carico del coraggio di chi conosce i propri mezzi. La paura si affronta con il coraggio. Nulla di più, nulla di meno.

Certe volte però non riusciamo a essere pronti per le nostre sfide perché siamo carichi di bagagli di altri. Situazioni imbarazzanti, comportamenti che ti feriscono in quel luogo dove pensi di essere al sicuro. Sicuramente anche io lo faccio, senza rendermene conto.

Ho deciso di tirarmi fuori da questi circoli viziosi. Non fanno semplicemente per me.

Vivo la mia vita con chi vuole viverla con me. Sono schietto, deciso. E se sbaglio, poco importa. Ci riprovo fino allo sfinimento. Le mie sfide sono lì che mi aspettano. Basta pensare agli altri, a quello che pensano gli altri.

Mi butto nel mio futuro. Sicuro di ciò che sono e di cosa voglio fare. Vivere ogni giorno come se fosse nuovo. Non mi trascino dietro il passato come un carico, ma come un bagaglio esperienziale che nel bene e nel male mi ha fatto crescere, cambiare.

Esplodo, come una bomba, ogni giorno. Un eterno Big Bang. Sono energia. Amo dilettarmi in queste espressioni: se del Futurismo l’ideologia poco mi piaceva, la forma espressiva mi ha sempre intrigato. Sfrutto il mio vissuto quotidiano, arricchendolo e esagerandolo, per poter capire se la scrittura in qualche modo avrà un ruolo nel mio futuro.  Poi mettere per iscritto i miei pensieri mi aiuta a dare loro un senso. Mi aiuterebbe di più parlarne, ma non penso di essere ancora pronto. Detto questo, gambe in spalla, che domani c’è matematica!

Petali rossi

Combattuto. Sono combattuto.

Non è facile ammetterlo: sono combattuto. Penso si sia capito.

Per sicurezza lo ripeto ancora una volta: sono combattuto.

La politica, l’agire nell’ambito della res publica mi ha sempre appassionato. Fin dagli anni delle medie mi sono interessato di questo argomento, complice il clima intellettualmente stimolante in cui sono stato cresciuto. Diversamente però dalle situazioni in cui mi sono sempre trovato ho sempre evitato di definirmi, politicamente parlando. Qualche volta l’ho fatto, ogni tanto mi capita ancora oggi, ma non è mai stata una presa di posizione definitiva, stabile e totalmente conscia.

Causa principale di ciò penso sia tutto ciò che una definizione del genere porta con sè: l’infinita lista di contraddizioni,  il dover rendere conto delle proprie affermazioni alla definizione che ci si è dati,  l’ipocrisia di qualunque presa di posizione. Mi si potrebbe obiettare il fatto che il mio non schierarmi a priori sia una sorta di paura, un luogo in cui nascondersi di fronte alle critiche degli altri.

Invece no: dopo attente analisi, sono giunto alla conclusione che non si debba partire con posizioni pre-concette su qualunque argomento, siano esse dettate da una ideologia o meno, ma di fronte a ogni questione  ci si deve porre delle domande, informare, confrontare con se stessi e con gli altri (ma non tutti gli altri, ritengo che talvolta quando di fronte si ha un muro il dialogo sia solo una perdita di tempo) e infine decidere la propria posizione di fronte ad essa.

Ora la questione è la seguente: la politica è ricerca di potere o chiamata al bene comune?

Soggetti che paventano (amo questo verbo) una profonda conoscenza dell’essere umano sostengono che qualunque posizione di politica sia in ultimo una disperata ricerca di potere, di affermazione, di consenso da parte degli altri. Una sorta di narcisismo al livello estremo.

Altri soggetti in modo, mi permetto di dire, un po’ ingenuo e sognatore affermano invece che la politica dovrebbe essere fatta solo da chi è chiamato ad essa, come se fosse una missione divina.

Odio doverlo scrivere, ma mi trovo in parte d’accordo con entrambi. Il potere inebria l’essere umano; il suo potere varia da soggetto a soggetto, ma fatto certo e esperienziato è che il potere cambia le persone. È altrettanto vero però che chi si butta nella politica lo fa per dei buoni motivi, o meglio, motivi che lui crede che siano buoni.

Tutti questi miei discorsi però finiscono nel nulla pensando ad una particolare azione compiuta ad un funerale a cui io non partecipai. Un garofano rosso su di una bara.

In mezzo a tutti quei politici avidi vi sono uomini il cui solo interesse è il bene comune. Ci credo.

Meno complotti, più azione, grazie.

Tutti che parlano, scrivono, vedono complotti dietro tutti gli angoli. Le banche sono i nuovi ebrei (e appena giri un po’ su Internet trovi complotti plutocratici-massonici-ebrei dappertutto). Bene. Volete veramente combattere il sistema? Smettetela di essere suoi clienti! Smettetela di usare Facebook, le piattaforme blog, togliete i vostri soldi dalle banche, non andate nei centri commerciali, buttate i vostri I-Phones e Ipads, coltivatevi il cibo in casa, non andate più in discoteca o ai concerti.
Il sistema è questo. I mutui con tassi di interesse pazzeschi e con clausole da manicomio non si fanno da soli. La gente sceglie di farli. La gente sceglie di lavorare per le aziende, le quali per andare avanti necessitano di prestiti delle banche. I quali sono fatti con i soldi che la gente mette in banca. La gente vuole guadagnare soldi e spenderli in macchine, vestiti, libri, videogiochi, hobbies vari. Altrettanto vero è il fatto che noi scegliamo il valore della nostra moneta. Siamo noi a scegliere di pagare per i servizi. Non siamo costretti a usufruirne. Non siamo costretti a vivere in Italia, in Europa, in America.
Può sembrare che io stia semplificando in qualche modo la questione. Ma le sue basi sono proprio queste. Un potere per essere tale ha bisogno di essere riconosciuto, additato e soprattutto sfamato. Se esiste un complotto, cosa di cui io non posso né affermare né confutare la veridicità, siete tutti voi contestatori che ne fomentate le fiamme.
Perché il bianco non può esistere senza il nero. E viceversa.
Volete proporre un altro sistema? Proponetelo. Operate per il cambiamento. Siate reattivi a questo presunto complotto. Alzate il culo da quelle sedie ricolme di (scusatemi il termine) ignoranza. Studiate questo sistema e come funziona. Studiate un modo per cambiarlo, se volete farlo veramente. È tanto facile stare dietro a una tastiera e blaterare su complotti vari e poi nell’azione, nella realtà comportarsi come se questo complotto non esistesse. È una semplice questione di coerenza: se paventate di sapere come funziona questo sistema, perché diamine continuate a farlo crescere? Vogliamo creare un mondo migliore per tutti? Allora facciamolo. Non stiamo seduti pronti a criticare tutto e tutti per partito preso.
Io sto studiando per capirlo questo mondo. Non pretendo a diciannove anni scarsi di poter capire la realtà così a fondo come afferma tanta gente. Ho capito solo che se qualcosa mi fa schifo, evito di darle dei soldi.
La vita è così breve che non ho intenzione di passarla vedendo complotti ovunque. Basta pensare a quello che si fa e si firma, riflettere prima di parlare e avere chiari i propri obiettivi. Io li ho. E voi?

The time is now.

“Il governo non ha più quella maggioranza che noi credevamo di avere. E quindi, con realismo, dobbiamo prendere atto di questa situazione e preoccuparci della situazione italiana e di ciò che sta accadendo sui mercati” Silvio Berlusconi.

Esulto, godo proprio. Finalmente ha rassegnato queste dannate dimissioni. Anni che la situazione era chiara, lampante. Anni che ogni volta veniva messa una pezza al sedere del parlamento; la fiducia che veniva sempre data, in modo mirabolanti e assurdi ma veniva trovata. Infine oggi anche lui ha dovuto prendere atto della staticità, immobilità del suo governo e della sua maggioranza.

Ha promesso che rassegnerà le dimissioni. Lo farà? Napolitano che deciderà?  Si andrà alle elezioni? Verrà fatto un governo tecnico? Lega e Casini si alleeranno? Di Pietro, Bersani, Vendola, Renzi si uniranno nell’ennesima unione? Supererò l’esame di matematica?

Intanto i mercati si rafforzano. Chissà perché. Questi mesi sono il momento cruciale. O si cambia ora, o ci aspettano ancora quaranta anni di immobilismo politico, di pezze, di assenza di serie politiche finanziarie e economiche.

Gioisco ma non mi fermo. Non mi faccio fregare da questa classe politica. Da tutti quei quaraquaqua che hanno fatto il salto della quaglia, piombando in massa nei partiti di “opposizione” (che ripeto più che chiedere le dimissioni da questa “opposizione” altro non ho sentito). Non mi dilungo su queste figure, sugli Scilipoti vari.

La situazione deve cambiare, radicalmente. Così non possiamo andare avanti. Con o senza Berlusconi. Siamo noi, tutti noi, a doverla cambiare. A doverci impegnare politicamente. Non ci vuole tanto: informarsi, essere a conoscenza di ciò di cui si sta parlando, leggere i programmi politici, pensare alle migliori soluzioni per tutti i problemi. Pensare, vivere, agire, buttarsi.  È questo il momento. Non poi, non domani, oggi. Oggi dobbiamo alzarci e prendere ciò che è nostro di diritto: il nostro Paese.
Personalmente mi impegno lanciando un appello: chiunque legga e voglia parlare di politica e politiche, di economia, di strutture sociali, dei problemi del nostro Paese non esiti a contattarmi. Il mio sogno sarebbe il costituire un gruppo composto da persone di diverse idee politiche per discutere su come risolvere i problemi che a tutti preme di risolvere.  Per poi fare in modo di attuare queste risoluzioni.

Alziamoci, svegliamo la nostra coscienza civica. Perché io credo ancora nell’Italia. E voi?

Nota finale: ringrazio il sito http://www.ansa.it per la velocità con cui pubblica notizie.

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