Combattuto. Sono combattuto.
Non è facile ammetterlo: sono combattuto. Penso si sia capito.
Per sicurezza lo ripeto ancora una volta: sono combattuto.
La politica, l’agire nell’ambito della res publica mi ha sempre appassionato. Fin dagli anni delle medie mi sono interessato di questo argomento, complice il clima intellettualmente stimolante in cui sono stato cresciuto. Diversamente però dalle situazioni in cui mi sono sempre trovato ho sempre evitato di definirmi, politicamente parlando. Qualche volta l’ho fatto, ogni tanto mi capita ancora oggi, ma non è mai stata una presa di posizione definitiva, stabile e totalmente conscia.
Causa principale di ciò penso sia tutto ciò che una definizione del genere porta con sè: l’infinita lista di contraddizioni, il dover rendere conto delle proprie affermazioni alla definizione che ci si è dati, l’ipocrisia di qualunque presa di posizione. Mi si potrebbe obiettare il fatto che il mio non schierarmi a priori sia una sorta di paura, un luogo in cui nascondersi di fronte alle critiche degli altri.
Invece no: dopo attente analisi, sono giunto alla conclusione che non si debba partire con posizioni pre-concette su qualunque argomento, siano esse dettate da una ideologia o meno, ma di fronte a ogni questione ci si deve porre delle domande, informare, confrontare con se stessi e con gli altri (ma non tutti gli altri, ritengo che talvolta quando di fronte si ha un muro il dialogo sia solo una perdita di tempo) e infine decidere la propria posizione di fronte ad essa.
Ora la questione è la seguente: la politica è ricerca di potere o chiamata al bene comune?
Soggetti che paventano (amo questo verbo) una profonda conoscenza dell’essere umano sostengono che qualunque posizione di politica sia in ultimo una disperata ricerca di potere, di affermazione, di consenso da parte degli altri. Una sorta di narcisismo al livello estremo.
Altri soggetti in modo, mi permetto di dire, un po’ ingenuo e sognatore affermano invece che la politica dovrebbe essere fatta solo da chi è chiamato ad essa, come se fosse una missione divina.
Odio doverlo scrivere, ma mi trovo in parte d’accordo con entrambi. Il potere inebria l’essere umano; il suo potere varia da soggetto a soggetto, ma fatto certo e esperienziato è che il potere cambia le persone. È altrettanto vero però che chi si butta nella politica lo fa per dei buoni motivi, o meglio, motivi che lui crede che siano buoni.
Tutti questi miei discorsi però finiscono nel nulla pensando ad una particolare azione compiuta ad un funerale a cui io non partecipai. Un garofano rosso su di una bara.
In mezzo a tutti quei politici avidi vi sono uomini il cui solo interesse è il bene comune. Ci credo.